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Scuola: Cabri - Disegni - Sketchup

venerdì 20 dicembre 2013

Giorno 2

Ieri ho saputo questa cosa del tumore.
Oggi mi ha visitato il chirurgo.
"E' un operazione molto semplice, un taglietto e si asporta il testicolo".
Bene, perfetto.
Non credevo che togliersi una palla fosse così facile,
ieri ho saputo di doverlo fare ed a inizio gennaio sarà fatto.
Se qualcun'altro è interessato a togliersi inutili orpelli
sappiate che da queste parti la sanità è molto efficiente.
A parte gli scherzi, lo è davvero.

L'umore. Ieri avevo brividi di freddo;
non so se era la tensione o il raffreddore. Probabilmente la tensione.
La testa continuava a pensare fino al punto di astrarsi da tutto,
fino al punto di far sembrare tutto un film
per poi d'improvviso tornare alla realtà e dire "ah già, sono io, sta succedendo proprio a me".

Oggi sono stanco ma l'accelerazione dei pensieri è andata via.

C'è un filo che collega le mie esperienze di bambino e adolescente
alla questione che sto affrontando adesso.
Vorrei dire un filo rosso, ma non credo sia quello il colore giusto.
Forse verde, un po' acido, un po' malato.
E' un filo che ha collegato fra loro tutti gli avvenimenti e le scelte della mia vita.
E' un filo che riguarda l'immagine di se stessi che ciascuno ha.
Oggi quel filo si è rotto, e ne sono contento,
mi libera da qualcosa, mi fa sentire di non dovere più nulla a nessuno.

Avevo un anno ed i miei genitori sono stati sequestrati dai militari della dittatura
perché facevano parte di un gruppo contro la dittatura.
Quando avevo tre anni, circa, hanno liberato mia madre
e adesso che ho dei bimbi piccoli so valutare quanto tragico
deve essere stato il distacco e quanto difficile poi tentare di ricostruire il rapporto.
Quando avevo sette anni hanno liberato mio padre con la condizione
di essere mandati via dal paese.
Così mi sono ritrovato in Italia con mia madre
e con un padre di cui sapevo poco e niente.
Ho perso gli zii e la nonna a cui ero legato perché ero cresciuto insieme a loro
e mi sono ritrovato in un posto sconosciuto con un padre sconosciuto.
E mi dispiace ferire mio padre ma dopo sei anni di carcere
e con tutto il fallimento addosso era una persona che stava molto male:
era sempre molto arrabbiato, nervoso, di cattivo umore.
Il normale e sano rapporto padre-filgio è stato impossibile.



La schiena si curva, le gambe faticano, gli occhi si abbassano.
Nelle foto non sono più lo stesso bimbo ridente che ero.
Devo portare un peso troppo grosso.
Mia madre è tropppo impegnata a cercare di salvare la situazione
e non riesce a starmi dietro per come avevo bisogno.
Mi trovo in una solitudine affettiva.

Resisto in qualche modo. Come posso.
Sono ancora vivace con gli amici.
Sono bravo a matematica.
Mi diverto ai giardini.
Ma l'immagine della casa, dell'affetto e con ciò di me stesso, è debole.

Segue domani ...

ciao,
guzman.



Riporto un pezzetto di ciò che mi ha scritto il mio amico Luca del liceo,
mi ha fatto ridere e mi ha reso contento:
"ho letto il tuo post e ti rispondo in privato voglio solo ricordarti che Armstrong ha vinto 7 tour senza tutti gli "attributi" (e con un po' di doping)".

Ciao Grazie.

2 commenti:

roberto ha detto...

Se vorrai un giorno ti racconterò di mio padre. Non basta poco tempo. E ci vogliono le parole dette. Mio padre è stato importante. Non lo sapevo. A un certo punto della mia vita mi sono vergognato di lui perché non era un eroe. E dopo mi sono vergognato di me per essermi vergognato di lui: persona buona, generosa, che aveva mille amici, che sapeva fare cesti di paglia indistruttibili. Che eroe lo era perché lavorava tanto e per sé non teneva che pochi spiccioli. Me lo ricordo il suo portafoglio. Un trionfo di solitudine. Un pessimo affare metterci le mani. Eppure mio padre sorrideva. Per natura sorrideva sempre. Ha sorriso anche morendo quasi a prendere in giro la morte. Mio padre era minatore, specializzato nel preparare gli esplosivi. Coltivava un bellissimo orto. Allevava polli e conigli. Cresceva il maiale. Adorava le carte. Andava pazzo per il vino rosso. Mai visto nessun altro bere tanto con tanta soddisfazione. Il suo campo non ho voluto venderlo. Me l'avrebbero pagato bene, ma era grazie a quel campo che avevamo tanto da mangiare e avevo studiato. Nel suo campo ho piantato i miei olivi. Nel suo campo sto bene. Prima o poi dovrò portartici. E' un posto che ha dei numeri, te lo posso garantire. Dai un bacio ai tuoi bellissimi bambini. Saluta Mariacarla. Roberto.

Maria Carla Palmeri ha detto...

ciao Roberto,
mi fa piacere che segui il blog...
e grazie mille per l'olio, è davvero buonissimo, il migliore che abbia mai assaggiato!
ciao
mc