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Scuola: Cabri - Disegni - Sketchup

giovedì 19 dicembre 2013

Ho un tumore.

Ho un tumore.
Si. Un tumore al testicolo. Destro.
Due noduli di un centimetro ciascuno.

Penso di poter affrontare questa battaglia.
Penso di poterla vincere.

C'è una lunga storia dietro a questa malattia.
Vorrei raccontarla.

______


E' estate, c'è il sole, ci sono i gelsomini.
Il giardino di mia nonna è bello e profumato con tutti quei gelsomini
che si arrampicano sul pergolato.
Io ho 5 anni.

Sono in bicicletta.
Mi arreggo a uno dei pali di metallo del pergolato ...
Cerco l'equilibrio ...
Mi lascio andare ...
Pedalo e muovo lo sterzo cercando di non perdere
quella bellissima sensazione di controllo ed allo stesso tempo di fragilità della situazione ...
Raggiungo il palo successivo del pergolato posto qualche metro più in là
e mi arreggo di nuovo, pronto a ripartire per il palo successivo.

Così ho imparato ad andare in bicicletta.
Ero bello, capace, vitale, vispo.
Affrontavo la realtà.
Un passo per volta, un ostacolo alla volta.
Gli ostacoli erano giochi. Le difficoltà diventavano in breve tempo vittorie.

_______

{Nota: Non sono particolarmente abbattuto. Sento il corpo e la mente che reagiscono,
che cercano di realizzare una resistenza. Anche i dottori sono fiduciosi nell'esito della cura
che consisterà probabilmente nell'asportazione del testicolo. Non mi faccio un problema
di questa asportazione, tanto più che ovviamente il testicolo non funzionava più.
La cosa non lede il mio senso di virilità e vi dirò poi perché.
Il mio pensiero è ovviamente in questi momenti rivolto a ridurre i disagi per Luca e Linda.}

Ciao,
a domani,
guzman.








5 commenti:

cristina ha detto...

allora forza,siamo tutti con te.

Anonimo ha detto...

Un abbraccio forte.
Renata

un chimico ha detto...

A me la bicicletta l'ha portata la befana. Ci credevo alla befana. Ogni volta tentavo di rimanere sveglio per vederla arrivare. Mi sono sempre addormentato senza riuscirci. Bella la bicicletta! Rossa. Da donna. Era il mio regalo ma doveva andarci anche mia sorella. La befana era saggia e previdente. Esageratamente saggia e previdente: una misura in crescendo per me, precisa per la Loretta. Poco male!. Non restava che imparare. Dopo tanti fallimenti, mio cugino Domenico, di dieci anni più grande, mi porta nel corridoio dell'edificio scolastico. Un lungo corridoio; lungo davvero, anche ora che sono ....(rospo da ingoiare) anziano. In fondo al corridoio la porta dei bagni, chiusa. Domenico mi dice: "pedala, ti tengo per il sedile, non ti preoccupare". Da cima a fondo. Velocità mai sperimentata. Una gran ganzata. Sono quasi alla porta dei bagni e Domenico mi ferma. Mi consiglia: "impara a tirare i freni!". Si torna indietro e si riparte. Più veloce. Più veloce. Sono felice. Non mi accorgo che Domenico m'ha lasciato e s'è fermato. Vedo la porta dei bagni che si avvicina. Penso: "tanto mi ferma Domenico!". Domenico urla: "frenaaaa!". Troppo tardi. Una craniata!. Ma la testa è elastica e io, beh sì, so andare in bicicletta. E so anche che è meglio non fidarsi troppo di quel che ci capita di supporre. Cosa m'è servito di più negli anni dopo? tutt'e due le cose. Un abbraccio enorme. Roberto. P.s. L'olio l'hai assaggiato?

Maria Carla Palmeri ha detto...

ciao Roberto,
mi fa piacere che segui il blog...
e grazie mille per l'olio, è davvero buonissimo, il migliore che abbia mai assaggiato!
ciao
mc

Daniele Filo a Piombo ha detto...

Caro Guz, ti ho trovato qui, e mi hai fatto venire a mente di quando ho imparato io ad andare in bicicletta, ed è anche questa storia una bella metafora della vita e della nostra avventura con lei,e quando ci vediamo te la racconto.
A presto, Daniele ,Del Filo A Piombo.